Β«ππ ππ€π£π£π π§ππππ€π£π©ππ£π€ π‘π π‘π€π§π€ π¨π©π€π§ππ π₯ππ§ π‘ππππ§ππ§π¨π.Β»
β V
Quando nel 1996 debutta π π’π€π£π€π‘π€πππ πππ‘π‘π π«ππππ£π, il teatro smette di essere solo rappresentazione e diventa confessione, rabbia, liberazione collettiva.
Attraverso centinaia di testimonianze, l’autrice (che oggi si firma π© perchΓ© ha scelto di abbandonare il cognome del padre abusante ) porta in scena corpi, desideri, paure e violenze che per troppo tempo erano stati relegati al silenzio. E (non solo) sul palco succede una rivoluzione: le donne iniziano a riconoscersi, a parlare, a raccontarsi.
Come ci racconta Sara Urban in ππ£ππ€π’ππππ‘π πππ¨πππ©ππππ. ππͺπππ πππ’π’ππ£ππ¨π©π ππ‘ π©πππ©π§π€ π ππ ππ€π§π₯π ππ£ π¨πππ£π, dopo gli spettacoli moltissime spettatrici facevano la fila per condividere la propria esperienza. Il palco aveva aperto uno spazio.
Ed Γ¨ forse questo il gesto piΓΉ radicale del femminismo: trasformare ciΓ² che ci Γ¨ stato insegnato a vivere in solitudine in qualcosa di politico e dunque condiviso.
PerchΓ© quando si parla di corpi, raramente si parla solo di sΓ©.
E proprio da qui parte anche πΎπππ‘πππ. πππ¨π©π§πͺππ―ππ€π£π ππ€π§π₯π π π¨π€ππππ©πΜ di @donatellafiacchino.psi: un libro che riflette su ciΓ² che ancora oggi possiamo (ma soprattutto, non possiamo) raccontare dei corpi e delle mestruazioni. Di tutti i corpi che mestruano.
