rossana rossanda

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«Si può pensarla in molti modi su sessualità e filiazione, ma un fatto è incontrovertibile, e cioè che per venire al mondo bisogna passare da un corpo di donna.»

Domani, 20 settembre, sarà passato un anno che siamo rimaste senza Rossana Rossanda.

Donna, politica, comunista e resistente; giornalista audace e fondatrice del Manifesto. Non si definì mai, per coerenza filosofica, una femminista ma certo «credeva di esserlo» e di averlo dimostrato.

In un articolo dell’Espresso intitolato “Manifesto per un nuovo femminismo”; firmato a novantacinque anni, Rossana ci teneva a sottolineare che, seppure a volte con qualche riserva, non c’è stata battaglia delle donne che non abbia mai trovato il suo appoggio.
Proprio sulla scia delle sue amatissime Natalia Ginzburg e Simone de Beauvoir, si è raccontata tra le pagine di “La ragazza del secolo scorso” – la sua autobiografia, uscita per Einaudi nel 2005, finalista al premio Strega.

Sfogliando il volume, non possiamo non vedere Rossana correre velocissima, prima tra i partigiani e le partigiane della Resistenza, poi tra le arterie principali del PCI, ricordandoci che la politica è qualcosa da vivere, da studiare, e da fare propria. Non è un caso che nelle sue ultime interviste, teneva sempre a sottolineare che, sopra ogni cosa, quello che la preoccupava di più dei disordini politici era proprio l’astensionismo divagante e la premiazione della mediocrità sopra l’eccellenza.

Rossana Rossanda era del 1924, nata a Pola quando ancora era una città italiana. Rossanda si definiva, con orgoglio, «una ragazza del Novecento», e rivendicava di aver studiato sui libri di carta, battuto a macchina e combattuto il fascismo fin dalla Resistenza.

❤️Rossana, ci manchi sempre di più!

[Il testo di questo post è tratto un articolo di Lucrezia Benedetti uscito il 21 settembre 2020 sul blog Feministyou.net]

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