bikeboobs
guida al ciclismo come pratica femminista
Attraverso la bicicletta possiamo creare insieme spazi di resistenza e ridefinizione dei ruoli di genere. La bici in sé non chiede standard e non impone modelli. Non esiste il “corpo giusto” per pedalare: esistono corpi reali con forme, età, capacità, ormoni, desideri, storie tutte diverse e tutte legittime. Ogni corpo che si muove, qualunque sia la sua velocità o la sua misura, allarga i confini di ciò che è possibile. La bici allora può diventare una pratica di autocoscienza individuale e collettiva.
7,00 € - 14,00 €Fascia di prezzo: da 7,00 € a 14,00 €
info
ISBN (brossura)
ISBN (copertina rigida) 9791280559746
ISBN (ebook) 9791280559753
ISBN (audiolibro)
Data di uscita 16 settembre 2026
Anno di pubblicazione 2026
Titolo originale
Traduttrice
Dimensione 10,5 x 15,5
Grafica Hanna Suni
Pp. 210
Illustratrice Hanna Suni
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descrizione
E se la bicicletta non fosse solo sport o mobilità sostenibile, ma uno strumento politico capace di rimettere in discussione chi ha diritto di muoversi nello spazio pubblico? Bikeboobs. guida al ciclismo come pratica femminista smonta il mito del ciclismo performativo e machista e apre a una visione sovversiva del pedalare: la bici diventa un laboratorio politico, uno spazio in cui corpi diversi possono esistere, rivendicare e trasformare la strada. Seguendo le parti della bicicletta (telaio, ruote, catena, manubrio, sella, freni e campanello) le autrici intrecciano teoria femminista intersezionale, esperienza sul campo e testimonianze reali, offrendo anche strumenti pratici: dal kit mestruale agli esercizi di autocoscienza. Non è solo una guida, ma un invito all’azione. Per chi pedala già. Per chi non si sente “abbastanza” per farlo. Per chi vuole ripensare lo sport. Per chi desidera cambiare ritmo e riprendersi il tempo. Per chi cerca pratiche di sorellanza per attraversare lo spazio.
Leggilo se
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pensi che anche che le pratiche quotidiane siano rivoluzionarie
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non hai mai immaginato una connessione tra bici e femminismo
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pedali ma non ti riconosci nel ciclismo performativo
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curatrici
recensioni
La bicicletta le porta infatti a nominare e a pensare a qualcos’altro: i corpi e lo spazio, la libertà e la sicurezza, la cura e le alleanze, l’autodeterminazione e i diritti. Uno strumento agile e potente capace di modificare radicalmente la percezione di sé, di sé nel mondo e soprattutto del mondo che guarda a una donna che sta in sella alla sua bici.
Giulia Siviero
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«Nel pedalare impariamo che la vulnerabilità non è un difetto,
ma un punto di osservazione. Un modo per capire il mondo.»

