Sanremo, 12 donne su 39 artisti. Una sola direttrice artistica nella storia del Festival
di Francesca Visentin
Musica e sessismo. Proprio nei giorni del Festival di Sanremo, esce il libro- inchiesta che denuncia discriminazioni, stereotipi e aspetti patriarcali del business musicale. È Musicarpia. Guida femminista per una musica sovversiva e collettiva (Le plurali) di Federica Pezzoni, docente di musica, da anni impegnata in una ricerca sul gender gap del settore discografico (i risultati sulla sua pagina Instagram @fridoneee).
Il libro è un viaggio tra le dinamiche di potere della musica mainstream. Pezzoni, dati alla mano, svela come l’industria musicale riproduca gerarchie, discriminazioni e privilegisistemici, silenziando artiste, produttrici e ascoltatrici. Ma offre anche consigli pratici e strumenti per costruire un’alternativa che nasce da sorellanza e condivisione. La prefazione è della cantautrice Anna Castiglia, concorrente di X-Factor nel 2023, famosa per il singolo Ghali.
Molti i dati snocciolati dal libro-inchiesta. Ad esempio, tra le prime venti posizioni degli album più venduti e più ascoltati in streaming dal 2014 al 2023, non ci sono donne. «Parlare di cambiare la musica non è un obiettivo limitato all’industria musicale – sottolinea l’autrice –significa cambiare la società. La musica è politica e il modo in cui si crea, si consuma e si valorizza riflette le gerarchie, le discriminazioni e i privilegi che regolano la nostra quotidianità».
Anche Sanremo è sotto la lente dell’inchiesta di Pezzoni: nel 2025, quest’anno, le artiste che partecipano sono 12 su 29. Dal 2014 a oggi, il numero più alto di donne sul palco è stato nel 2017, 9 su 24, il numero più basso nel 2018, 4 su 42. Prendendo in esame conduzione e direzione artistica i dati sono ancora più sconfortanti: solo sei conduttrici e una direttrice artistica in tutta la storia del Festival. La direttrice è Carla Vistarini nel 1997, che però ha dovuto dividere l’incarico con Pino Donaggio e Giorgio Moroder.
Quasi assenti le direttrici d’orchestra, le band femminili e le autrici di brani. Angelina Mango nel 2024 ha vinto a Sanremo, dopo 10 anni dalla precedente vittoria femminile, prima di lei ci sono state solo Arisa nel 2014, Emma nel 2012, Lola Ponce nel 2008 (ma insieme a Giò di Tonno).
«Rispetto a qualche anno fa la consapevolezza è aumentata – scrive Federica Pezzoni – , ma i dati sul divario di genere restano ancora spaventosi». Nel capitolo «Maschilismo in cuffia», l’autrice fa notare quanto le strutture patriarcali siano intrise in braniapparentemente innocui che hanno attraversato le epoche (e non solo nei testi oggi contestati di rapper e trapper). Da La donna è mobile del Rigoletto di Verdi, che sminuisce le donne descrivendole secondo il luogo comune di volubili e inaffidabili. A Emozioni di Lucio Battisti e Mogol, in cui l’uomo è al centro, soffre, osserva e racconta, mentre la donna resta figura ai margini, colpevolizzata. E perfino Questo piccolo grande amore di Claudio Baglioni, che costruisce una donna-musa, oggettualizzandola.
«Dietro melodie coinvolgenti – conclude –si narrano donne in ruoli limitati e stereotipati, perpetuando proprio quella cultura che rafforza la disuguaglianza di genere». Il libro evidenzia che i ruoli decisionali e di potere all’interno dell’industria musicale sono ancora maschili. Nelle posizioni dirigenziali e manageriali la presenza femminile è un miraggio, tanto che i pochi nomi emersi in passato sono gli unici rimasti nell’immaginario collettivo, Mara Maionchi e Caterina Caselli. Oggi le donne in vetta sono ancora una rarità. A questo proposito l’inchiesta di Pezzoni cita Marta Donàfondatrice di LaTarma con un team completamente femminile, che si occupa di management e discografia, manager di artiste come Angelica Mango e Francesca Michielin. O Paola Zukar, figura storica del rap in Italia, manager di Fabri Fibra, Madame, Marracash. E Sara Potente, premio Billboard 2024, responsabile di molte carriere artistiche in Universal e Sony.
Un report del 2021 sul gender gap nella musica evidenzia il doppio standard per donne e uomini ai vertici: gli uomini hanno un potere effettivo corrispondente al ruolo, le donne (nello stesso ruolo) hanno meno potere decisionale.
L’inchiesta di Pezzoni analizza anche le canzoni di Sanremo nell’arco di dieci anni: su 223 brani in gara dal 2014 al 2023 solo 64 avevano nei credit almeno un nome femminile (28%). Le uniche canzoni scritte totalmente da una o più artiste in dieci anni sono 4: Vivendo adesso di Elisa (cantata da Renga), Sola di Nina Zilli, Tikibombom e Vivo di Levante. Anche i dati sulle presenze femminili nella produzione musicale sono bassissimi, nel 2023 su 217 producer, solo sei donne.
Attraverso un questionario anonimo distribuito a cantautrici, producer, business woman e tecniche, Federica Pezzoni ha sondato i motivi di questo gender gap. Emerge un ambiente musicale per la maggioranza maschile, etichette discografiche dominate da uomini e produttori, autori, musicisti quasi tutti uomini. Insomma una situazione sistemica che non ha a che fare con la mancanza di talento, ma con una struttura culturale patriarcale che impedisce alle donne di essere valorizzate. Il 51% delle intervistate ha dichiarato di dovere dimostrare maggiore preparazione di quanto sia richiesto ai colleghi maschi per lavorare, il 44% dice di avere difficoltà a farsi prendere sul serio. Stereotipi, ageismo, sessualizzazione, abusi e molestie sessuali sono all’ordine del giorno, molto presenti. E Pezzoni porta la testimonianza della cantautrice Alanis Morisette, che ha dichiarato: «Quasi ogni artista donna è stata aggredita, molestata, anche violentata nel mondo della musica».
Perché il titolo del libro è Musicarpia? Lo spiega Anna Castiglia nella prefazione: «Questo libro parla di donne, numeri e dati, di problemi e proposte risolutive. E accosta le parole “musica” e “arpia” perché parla dei mostri della nostra società, chi viene escluso dalla quotidianità, dal lavoro, dalla musica. “Musicarpia” è una parola rivoluzionaria, che rivendica una musica femminista, scomoda, pungente, politica, tempestosa».
Federica Pezzoni che nel 2024 ha creato il podcast Si cambia musica e ha ideato e promosso il Manifesto per una musica femminista, offre nel libro Musicarpia anche un possibile percorso verso il cambiamento. Come fare? Per quanto riguarda chi lavora nel mondo della musica:
«Collaborazioni, feauturing, scegliere musiciste, producer e team di lavoro femminili». Per chi ascolta musica: «Scegliere consapevolmente di ascoltare artiste come atto politiconecessario, sostenere le artiste emergenti. E boicottare e denunciare i festival in cui non c’è parità di genere tra il numero dei cantanti e delle cantanti». Ribadisce: «L’importante è non rimanere indifferenti, ma agire. Iniziamo portando la conversazione nella vita reale, all’interno delle famiglie, a scuola, al lavoro, tra le amicizie. Estendiamo il concetto di responsabilità individuale alla responsabilità collettiva. Pensare al benessere collettivo è l’unico modo che abbiamo per costruire un futuro diverso e equo e per accelerare il cambiamento sociale».
