Katherine Hepburn su Lady Cinema

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Con i suoi ruoli scardinò l’ideale femminile fino a quel momento in vigore a Hollywood, e non solo perché fu una delle prime attrici a introdurre l’uso dei pantaloni da uomo per le donne al cinema.

Non è neanche un caso se la giornalista premio Pulitzer Mary McNamara, in un articolo del 2003 sul Los Angeles Times, ha definito Katharine Hepburn «la santa patrona della donna indipendente americana».

Joseph L. Mankiewicz, regista e sceneggiatore evidentemente alquanto restìo a cedere lo scettro del potere a un’esponente del cosiddetto sesso debole, ha detto di lei: «Kate voleva dirigersi da sola in “Improvvisamente l’estate scorsa”. È una battaglia che non penso che un regista possa permettersi di perdere». Soprattutto se si tratta di un uomo…

Ma fu una regista a scoprire il talento di Katharine Hepburn.

Dorothy Arzner, la diresse, infatti, ventiseienne, in “La falena d’argento” (1933). Nel film Hepburn interpreta Cynthia Darrington, un’aviatrice spericolata , un personaggio femminile indipendente e determinato. Cynthia, attratta proprio come una falena dalla luce dell’indipendenza, avrà prima una relazione con un politico inglese sposato e, in seguito, con un uomo italiano, dimostrando una sessualità libera e disinibita.

Dopo questa pellicola, nonostante qualche turbolenza, la carriera di Hepburn decollò (fu profetico, dunque, il ruolo dell’aviatrice): fu Jo in “Piccole donne” di Cukor e Maria di Scozia per John Ford. E poi Susanna nell’omonima pellicola, sempre di Cukor; Sylvia Scarlett in “Il diavolo è femmina” e un’avvocata femminista in “La costola di Adamo”.
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