Essere musulman*, queer e femminista insieme è considerata una contraddizione in termini?
È la domanda che si pone anche Lamya H., autor* di “Hijab butch blues”, primo titolo del progetto #vocikwir.
Dalla prefazione al romanzo, scritta da Cecilia Dalla Negra e Paola Rivetti, anche curatrici del progetto:
La forza che Lamya trae dalla storia e dalle storie dell’Islam, del Corano e dei libri sacri, è fondamentale per il suo percorso di affermazione personale e per la messa a punto di quegli strumenti di solidarietà queer e antirazzista che lǝ permetteranno di trovare il calore delle amicizie e dell’amore e di costruirsi una comunità amorevole intorno.
[…] la voce di Lamya ci ricorda che non c’è un modo solo per essere queer, che non esiste un modello unico al quale aderire e, soprattutto, che la liberazione non è realizzabile se non lo è per tuttɜ e se non è fatta con amore e cura reciproca.
Che la voce queer di Lamya, la sua gentilezza e la sua determinazione, possano risuonare nei vostri cuori e riflettersi nelle vostre azioni e nella vostra politica.
«Ho persone che mi offrono parole di conforto e supporto, che mi credono e sono pronte a difendermi. Questo è quello di cui avrò bisogno quando anch’io inizierò ad avventurarmi nel mondo, a vivere come una persona queer a modo mio, a costruire la mia comunità».
@lamyaisangry – “Hijab butch blues”
Questo libro fa per te se vuoi leggere un memoir commovente e politico su intersezionalità e queerness.
