diane keaton

diane keaton

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«Quando qualcuno dice di una donna: “Mi dispiace, ma questo è sbagliato”, io tendo invece a pensare che probabilmente sta facendo la cosa giusta».
— Diane Keaton
L’11 ottobre ci ha lasciate Diane Keaton, attrice, regista (ha diretto anche un episodio di “Twin Peaks”) e produttrice che ha riscritto, con grazia e ironia (e look pazzeschi), l’immaginario delle donne al cinema.
Con il suo modo unico di essere, di vestirsi, di parlare, ha mostrato che la femminilità può essere qualunque cosa vogliamo che sia: intelligente, buffa, fragile, coraggiosa, contraddittoria.
Da “Io e Annie” a “Baby Boom”, fino a “In cerca di Mr. Goodbar”, Keaton ha dato vita a personaggi sfaccettati, imperfetti, veri — donne che non si definiscono in base a un uomo, ma attraverso il proprio desiderio, le proprie paure, i propri fallimenti.
Nel suo cinema, come scrive anche Valentina Torrini in “Lady Cinema. Guida pratica per attivare le tue lenti femministe”, vive il senso più autentico del “viaggio dell’eroina”: un percorso di cadute e rinascite, di ricerca di sé, di libertà conquistata anche nel disordine.
Keaton ci ha insegnato che l’autodeterminazione non deve per forza coincidere con i modelli sociali della “donna di successo”.
Le sue eroine possono scegliere la carriera o l’amore, la città o la campagna, il caos o la pace — purché sia una scelta loro, autentica, consapevole.
Musa, sì. Ma non di un uomo — bensì di noi sorelle, di tutte le donne che sognano di scrivere, ogni giorno, la propria storia.
✨Grazie, Diane, perché anche grazie a te possiamo essere protagonist* del nostro film — anche se la sceneggiatura non segue le regole di Hollywood. ✨
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