recensione azzurro amianto

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Note di lettura su “AZZURRO AMIANTO” di Emilia Bersabea Cirillo – di Michele Vespasiano

Un romanzo che intreccia storia e giustizia attraverso lo sguardo femminile

Questo di Emilia Bersabea Cirillo è un libro che combina la narrazione romanzesca con una vicenda drammatica che un bel po’ di anni fa ha occupato le pagine dei giornali non solo provinciali, fino poi ad arrivare nelle aule dei tribunali. L’autrice, infatti, scrive basando la sua storia su fatti reali, arricchendoli – come si usa – con artifici narrativi, elementi di finzione, come dialoghi inventati o gli approfondimenti psicologici dei personaggi.

Con Azzurro amianto, ci regala una narrazione che mescola con maestria la dimensione personale e quella collettiva, offrendo un ritratto toccante di due donne che combattono per la giustizia in un contesto di degrado e memoria storica.

Brevemente: anche se la vicenda che fa da sottofondo risale ai primi anni ottanta, appena qualche anno dopo il terremoto, Emilia sceglie di ambientare il suo romanzo negli anni 2000, in un’area industriale abbandonata di una città del Sud Italia, simbolo di un passato avvelenato da imprenditori senza scrupoli. Una città che noi non facciamo fatica a identificare con Avellino e con la degradata periferia industriale di Pianodardine.

Beatrice, la protagonista, torna in questa terra da dove era fuggita anni prima per lasciarsi alle spalle un fardello di colpe e responsabilità.

Accanto a lei nella storia c’è la figlia Bianca, affetta da una disabilità cognitiva, ed è lei che occupa il centro emotivo della vicenda, rappresentando il legame spezzato tra madre e figlia e il desiderio di riscatto che anima entrambe.

Il dramma dell’amianto: una ferita ancora aperta

Azzurro amianto, però non è solo un romanzo familiare, ma anche un potente atto d’accusa contro l’indifferenza e l’avidità che hanno segnato una delle pagine più oscure della storia italiana.

Come è già stato detto, la storia ruota attorno al dramma dell’amianto, e in particolare alla tragedia della Isochimica, fabbrica divenuta tristemente famosa, dove decine di inconsapevoli operai lavoravano per scoibentare i vagoni delle Ferrovie dello Stato e per questo si trovarono esposti alle letali fibre d’amianto e quindi facili vittime dell’asbestosi. Le cronache dei giornali ci dicono che furono oltre trenta a perdere la vita.

Romualdo, marito di Beatrice, era uno di questi, diventato simbolo di una lotta per la giustizia che si protrae per decenni.

Con la sua storia, l’Autrice ci porta nel cuore di una comunità ferita, che ha visto morire i propri figli e che si batte per far emergere la verità contro un sistema corrotto.

La forza delle protagoniste invita a una riflessione sull’animo femminile

Cirillo riesce a dar vita a personaggi di grande spessore e complessità.

Beatrice, con le sue fragilità e il suo desiderio di redenzione, e Bianca, con la sua speciale sensibilità, rappresentano la resistenza e la resilienza dell’animo femminile. Il loro rapporto, difficile e conflittuale, si evolve in un percorso di riconciliazione e speranza, nonostante il dolore e la perdita.

Contemporaneamente il romanzo offre anche uno sguardo critico sulla società, mettendo in luce l’ipocrisia di certi ambienti che, pur dichiarandosi solidali, non agiscono concretamente per cambiare le cose.

L’Autrice non risparmia critiche a quel “solidarismo da salotto” che predica bene ma razzola male, e si scaglia contro il conformismo che spesso caratterizza le organizzazioni politico-sindacali.

Una scrittura femminile

Conosco Emilia Cirillo da un po’. Con lei abbiamo anche collaborato ad una narrazione collettiva riguardante aspetti sociali e ambientali della nostra Irpinia. Ho poi letto con passione altri suoi romanzi. Mi è piaciuto tanto Non smetto di aver freddo, anche questa una storia al femminile, anche questa con due protagoniste delle quali Emilia delinea ritratti esemplari, fallimenti clamorosi, occasioni afferrate.

Cosicché posso dire che anche in quest’ultimo suo romanzo la prosa è, come sempre, raffinata e incisiva. Con un linguaggio semplice ma estremamente evocativo, che le permette di trasmettere tutta la complessità delle emozioni dei suoi personaggi e a dipingere un quadro vivido della realtà sociale che li circonda.

La narrazione che predilige è un delicato equilibrio tra la descrizione della quotidianità e la denuncia sociale, tra la memoria storica e la dimensione più intima della cura e della maternità.

E di denuncia sociale trattano anche altri romanzi di Emilia Cirillo. In Una terra spaccata, uscito qualche anno fa, la che fa da sottofondo alla storia, è quella – la ricederete – della mega discarica di rifiuti che si intendeva costruire sul Formicoso e che si riuscì ad impedire solo grazie alla ferma e caparbia ostinazione dei cittadini altirpini, guidati da Mons. Salvatore Nunnari, allora arcivescovo di questo territorio.

L’amore per la sua terra, la nostra terra è sempre il fil rouge che lega tutti i lavori della mia amica Emilia e che mi fa sentire in straordinaria sintonia con lei.

Lo stile preciso e affilato

Per tornare al romanzo di cui ci occupiamo oggi, devo annotare che stilisticamente, “Azzurro amianto” si distingue per una scrittura essenziale ma estremamente evocativa.

L’Autrice utilizza un linguaggio chiaro e diretto, che riesce a trasmettere in modo efficace la complessità delle emozioni dei personaggi e la gravità delle vicende narrate. La sua prosa è priva di fronzoli, ma non per questo meno poetica: ogni parola è scelta con cura, ogni frase è calibrata per arrivare diretta al lettore, senza mai risultare eccessiva o ridondante.

La narrazione si sviluppa attraverso una serie di registri linguistici diversi, che riflettono la varietà delle voci e delle prospettive dei personaggi. Questa polifonia narrativa conferisce al romanzo una profondità particolare, permettendo a chi legge di immergersi completamente nelle vite dei protagonisti e nel contesto storico e sociale che li circonda.

Il ritmo della narrazione è sapientemente dosato, lasciando alternare momenti di intensa introspezione a passaggi più dinamici, che spingono la trama verso il suo potente e commovente finale.

Un altro aspetto significativo dello stile adottato da Emilia Bersabea Cirillo è la sua capacità di creare immagini vivide e suggestive, che restano impresse nella memoria del lettore.

La descrizione dei luoghi, dei paesaggi industriali abbandonati, delle case desolate e delle atmosfere cariche di tensione e di attesa, contribuisce poi a costruire un universo narrativo denso e significativo, dove ogni dettaglio ha un peso specifico.

Conclusione

“Azzurro amianto” è, dunque, un romanzo che colpisce e fa riflettere. Un racconto sapientemente orchestrato, popolato da personaggi attraverso i quali Emilia ci mostra il netto contrasto tra una società che si nasconde dietro una facciata di falso altruismo e un’altra che, con coraggio e spirito di sacrificio, affronta le sofferenze del prossimo, cercando di aiutare a sopravvivere nonostante i torti e le ingiustizie subiti.

In buona sostanza, quella tra Beatrice e Bianca è una storia che intreccia l’umanità con l’ipocrisia, l’amore materno con la tragedia dell’amianto; un dramma che continua a inquinare e uccidere nell’indifferenza generale, anche solo a respirarne la polvere.

Per concludere, Emilia Bersabea Cirillo, con la sua scrittura nitida e la sua profonda sensibilità, ci conduce in un viaggio attraverso il dolore, la giustizia, e la forza dell’animo femminile. Un romanzo che non si limita a raccontare una storia, ma che invita a guardare dentro noi stessi e a riscoprire l’importanza della memoria e dell’impegno civile. Un esercizio utile a noi per sopravvivere in questi tempi complicati da un inverno demografico ogni giorno più gelido, e all’Irpinia, un territorio in continua attesa di riscatto, e che riporta alla mente le parole profetiche di Manlio Rossi Doria: non so se è maggiore la rabbia per chi ha pittato la luna o per chi ha sbarrato i portoni.

Una terra dove l’unica voce veramente credibile è quella della Chiesa, che sta facendo molto per richiamare l’attenzione sulla “mezzanotte del Mezzogiorno”, come enuncia il titolo del documento che i Vescovi delle zone interne hanno presentato al Governo nazionale.

Azzurro amianto… ne consiglio caldamente la lettura, e a trarne ispirazione per lavorare contromano, per dirla ancora una volta con il prof. Rossi Doria!

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